Con regolamento 699/2010 la Comunità Europea ha dato il via libera definitivo all'iscrizione nel Registro europeo delle Denominazioni d'origine protette e Indicazioni geografiche protette (Dop e Igp).
Le origini del fagiolo cannellino di Atina si perdono nella notte dei tempi. Pare che il legume, che da secoli rappresenta la base proteica per le popolazioni rurali delle aree interne del Mezzogiorno d’Italia (il pane dei poveri) sia sempre esistito nel comprensorio di Atina, ma le prime notizie certe che si hanno sulla sua coltivazione risalgono al XVII secolo e sono state desunte da un antichissima pubblicazione scritta ai tempi di Re Ferdinando II di Borbone.
La semina del fagiolo cannellino viene effettuata da fine giugno a metà luglio, subito dopo la mietitura del grano e necessita di un abbondante irrigazione (circa 250 m3/ha). Il suolo di produzione è quello caratteristico dei terreni golenali e vallivi adiacenti il fiume Melfa e il torrente Mollarino ed i loro tributari minori. Ghiaioso, di colore scuro, di origine alluvionale, ricco di manganese e molto percolante. Il fagiolo predilige terreni di medio impasto, ben strutturati e areati, fertili, profondi e ricchi di sostanza organica anche se presenta una buona adattabilità nei confronti di situazioni non ottimali. La raccolta è eseguita a mano nel periodo che va dalla fine di settembre all’inizio di ottobre (periodo in cui si registra il mutamento cromatico del baccello dal verde al giallo). I raccolti anticipati vengono effettuati per il prodotto destinato al consumo diretto, mentre i raccolti vicino alla maturazione vengono privilegiati per i prodotti secchi. Le piante estirpate vengono aggregate in mazzetti (mattariegl’) appese sotto le tettoie aperte e ben ventilate fino al completamento della maturazione. Vengono poi sgranati con il vecchio sistema della battitura manuale eseguita con due pertiche di legno snodate legate tra loro con stringhe di cuoio ed infine cerniti e conservati in sacchi di juta.
