La ”Patata di Bologna” ha ottenuto la Denominazione d’origine protetta (Dop), infatti, la Commissione Europea ha dato il via libera definitivo all’iscrizione nel Registro europeo delle Denominazioni d’origine e indicazioni geografiche protette ad un alimento legato da sempre al territorio bolognese. E questo grazie alle caratteristiche dei suoli particolarmente vocati, alla notevole attitudine qualitativa ed organolettica di alcune varieta’ ed alle tecniche colturali costantemente aggiornate, ma ormai tradizionali per molti produttori. La sua forma e un ovale allungato, la polpa e’ consistente e tende al giallo paglierino, la buccia e’ liscia e chiara. Secondo il rigido disciplinare autorizzato dall’Ue, la produzione della ”Patata di Bologna” Dop, ottenuta dalla varieta’ Primura, deve avvenire interamente – dalla coltivazione al confezione – nell’ambito della provincia di Bologna, applicando le conoscenze e le pratiche messe a punto in anni di ricerca, sperimentazione ed esperienza dai produttori locali.
Il legame tra il prezioso tubero e Bologna è antico. Arrivata in Europa dalle Americhe per oltre un secolo la patata venne considerata “frutto ” del diavolo, in quanto si sviluppa sotto terra, e venne coltivata nei giardini dei re di Francia solo per i suoi fiori.
La coltivazione della Patata di Bologna è diffusa nella pianura bolognese sin dal Seicento ed è proprio grazie all’ambiente particolare tipico della zona di produzione, determinato dall’integrazione tra suolo e clima, che la “patata di Bologna” si contraddistingue riuscendo a sviluppare caratteristiche fisiche come la tessitura e la granulometria della polpa, ed organolettiche come odore e gusto particolari, che ne determinano la specificità e la qualità. Tra i molteplici fattori che contribuiscono a creare questo binomio territorio – “patata di Bologna”, un ruolo predominante viene svolto dai produttori, che nel corso degli anni hanno messo a punto passo dopo passo una tecnica colturale quasi di precisione, costruendo attrezzature sempre più efficienti e rispettose del prodotto, conservandolo con tecniche di avanguardia e strutture commerciali che hanno poi provveduto a valorizzarlo nei suoi aspetti merceologici e qualitativi.
Con questo riconoscimento l’Italia raggiunge quota 200 prodotti riconosciuti, confermandosi sempre di più come paese delle eccellenze alimentari.
