Per la provincia di Firenze a fine giugno 2010 l’interscambio commerciale complessivo in valori cumulati correnti è stato pari a circa 5,6miliardi di euro. Tale risultato deriva da una netta ripresa del tasso di crescita tendenziale delle importazioni che passa da un -1,5% del trimestre precedente ad un +4,7% del secondo, attestandosi così intorno a circa 2,2miliardi di euro in termini cumulati; al recupero delle importazioni si accompagna tuttavia una decelerazione del tasso di crescita delle esportazioni che dopo il +5,7% rilevato nei primi tre mesi dell’anno, la variazione scende ad un +3,8%, con un valore cumulato di circa 3,5miliardi di euro, andando così a determinare un saldo di 1,3miliardi di euro.
La dinamica tendenziale del commercio estero locale diverge dal dato di confronto regionale e da quello nazionale: in Toscana le esportazioni sembrano consolidare il trend del precedente trimestre (da +13,5% a +14,1%) e in Italia la variazione sfiora il raddoppio (da +6,6% a +12,4%). Come vedremo successivamente non vi è stato un consolidamento del recupero dell’export nei settori caratteristici che costituiscono la base per l’esportazione locale (ad eccezione della pelletteria), insieme ad una ulteriore perdita di terreno su quei mercati che se opportunamente “agganciati” potrebbero promettere abbastanza bene.
Se, inoltre, misuriamo l’andamento del commercio internazionale sotto il profilo congiunturale, ovvero rispetto al trimestre precedente il divario nei tassi di crescita tra esportazioni ed importazioni aumenta ulteriormente: le importazioni aumentano dell’11,4% mentre le esportazioni diminuiscono del 2,5%, perdendo in valori assoluti circa 44milioni di euro. In Toscana e in Italia l’export rispetto al precedente trimestre si mantiene su tassi di crescita piuttosto sostenuti (rispettivamente +15% e +14,2%).
Il saldo commerciale normalizzato è lievemente inferiore a quello del secondo trimestre 2009 (da 24,1% a 23,7%), anche se in termini assoluti risulterebbe lievemente in miglioramento attestandosi a circa 1,4miliardi di euro e risultando superiore di circa 30mlioni di euro a quello rilevato nello stesso periodo dell’anno precedente.
Gli ultimi dati elaborati da FMI, aggiornati ad ottobre 2010, sull’entità della variazione del volume dell’interscambio commerciale globale, segnalano un ritocco delle stime verso l’alto per il 2010 con un +11,4% (2,4 punti in più rispetto alle stime di luglio). Tuttavia anche le stime più recenti confermano per il 2011 una dinamica del commercio estero che dovrebbe tendere a decelerare con un +7% (sette decimi di punto in più rispetto alle stime di luglio) risentendo soprattutto di un probabile indebolimento delle importazioni nelle economie avanzate (area euro in particolare) e di una decelerazione delle esportazioni nei paesi emergenti; in questi ultimi comunque l’intensità degli scambi dovrebbe rimanere piuttosto sostenuta anche nel 2011 (intorno al +10%).
Per quanto riguarda la congiuntura del commercio internazionale si segnala che l’indice generale CPB del commercio mondiale nel secondo trimestre è aumentato in termini tendenziali del 3,4%, decelerando tuttavia rispetto al precedente (+5,4%), parallelamente ad una decelerazione contemporanea di importazioni (da +5,4% a +3,2%) ed esportazioni (da +5,3% a +3,7%).
Da rilevare che tale flessione della crescita rilevata per le esportazioni risente sostanzialmente della moderazione del contributo delle economie emergenti (da +7% a +3,2%) piuttosto che del miglioramento dell’apporto proveniente dalle economie avanzate, dove l’indice tende a riprendersi (da +3,5% a +4,1%).
Tale andamento non fa che confermare la “ciclicità” che caratterizza la dinamica del commercio mondiale, rispetto anche all’attività economica in cui il ritmo di variazione degli scambi tende a cadere in modo più intenso, ma si è ripreso anche in modo maggiormente vigoroso rispetto all’attività economica. Tuttavia i dati più tempestivi sul commercio di prodotti evidenziano un’intensità della ripresa degli scambi frenata nel secondo trimestre dell’anno, risentendo del graduale ritiro delle misure di stimolo, che hanno funto da sostegno agli scambi, insieme anche agli effetti ambigui derivanti dall’andamento delle scorte.
Merita anche ricordare che nel World Economic Outlook presentato a ottobre da FMI sono state elaborate per i prossimi cinque anni interessanti simulazioni econometriche relative agli effetti della crisi sulla probabile evoluzione del commercio internazionale. Dalle predizioni del modello econometrico emergerebbe un netto declino delle importazioni nei cinque anni successivi alla crisi, rispetto al livello stimato in assenza di crisi, con una media del 16% in meno fino ad arrivare al - 19% al quinto anno. Inoltre la debolezza dell’output rappresenterebbe uno dei principali fattori in grado di spiegare il declino delle importazioni, nel breve e medio termine, insieme tuttavia alle restrizioni creditizie (fattore maggiormente esplicativo nel medio termine), ad effetti di composizione, all’aumento di volatilità nel tasso di cambio reale e al deprezzamento delle valute di scambio; questi ultimi due sono fattori esplicativi maggiormente significativi nel breve termine.
Sul fronte esportazioni non risulterebbe un vero e proprio crollo come per le importazioni rispetto alle predizioni econometriche in assenza dell’evento recessivo, in quanto gli effetti sembrerebbero maggiormente contenuti. Si verificherebbe tuttavia un “graduale deterioramento” delle esportazioni nei cinque anni successivi di almeno 8 punti percentuali, in termini cumulati (media del 3%).
Il graduale e più contenuto declino delle esportazioni rispetto alle importazioni, andrebbe sicuramente a determinare un miglioramento nella bilancia commerciale mondiale del dopo crisi. È interessante inoltre notare che se nel modello viene inserito il prodotto come variabile di controllo le esportazioni non sembrerebbero divergere molto dallo zero anche nel medio termine rispetto al punto di crisi.
Come per lo scorso trimestre il livello di incertezza in ambito internazionale rimane comunque elevato.
Le dinamiche per settore di attività
La decelerazione dell’export provinciale rispetto al precedente trimestre risente del calo dei flussi commerciali verso l’estero di alcuni dei principali settori di esportazione provinciali. Intendiamo riferirci alla diminuzione delle esportazioni rilevata per l’abbigliamento (-7,9%) anche se sulla via del rientro rispetto al precedente trimestre (-13,3%) e soprattutto al calo che ha riguardato il comparto dei macchinari ed apparecchi (-11%), che ricordiamo pesa sul valore esportato totale per un 26%, con al suo interno il settore delle “macchine di impiego generale” che arretra perdendo 13,7 punti percentuali; il contributo alla variazione totale del flusso di beni esportati, generato da questo settore è stato ampiamente negativo (-3,6%). È opportuno rilevare che non ha molto senso parlare di criticità per questo settore il quale, insieme alle “altre macchine di impiego generale”, risente fortemente del peso di una grande impresa meccanica con sede in provincia che spesso genera apporti alle esportazioni totali non costanti e non omogenei, con conseguenti difficoltà di rilevazione, a causa della contabilizzazione di commesse pluriennali su uno o più periodi o su stabilimenti ubicati in altre province. In calo anche le esportazioni di prodotti elettronici (-7,6%), nel cui ambito continuano a perdere le attività biomedicali (-23,5%); diminuiscono pesantemente anche gli apparecchi elettrici (-28,5%), sebbene il peso di quest’ultimo settore non sia rilevante (1,8%).
Migliora notevolmente il sistema pelle (+13,3%), che ricordiamo pesa sul valore esportato totale per circa un 25%, al cui interno sembrerebbero consolidarsi le esportazioni dei prodotti di pelletteria (+17,3%); continuano a proseguire sulla via del miglioramento anche le esportazioni del settore
alimentare (+10%), così come aumentano in misura sostanziale i prodotti chimici (+51,5%), quelli farmaceutici (+32,1%) e i mezzi di trasporto (+50,1%).
Si segnala che nell’ambito del comparto alimentare un rilevante contributo deriva dalla ripresa delle esportazioni di oli e grassi vegetali e animali (da +7,2% a +20,5%-con la prevalenza degli oli extravergine) nonché di quelle di bevande (da -4% a +4%-settore quasi interamente composto dai vini).
Il generale miglioramento delle importazioni totali (da -2,8% a +4,7%) e di quelle manifatturiere (da -1,8% a +4,1%) risente in misura notevole dell’apporto dei prodotti della metallurgia (+127,5%), di quelli del sistema pelle (+9,1%), della meccanica (+30,6%) e dell’elettronica (+14,5%). Insieme questi quattro settori generano un contributo alla crescita dei flussi di prodotti in ingresso del +12,4%, opportunamente controbilanciato dalla diminuzione delle importazioni di prodotti farmaceutici, che calano del 63,5%, apportando un contributo alla variazione totale del -10,2%, così come calano anche le importazioni di prodotti elettrici (-21,3% e un contributo del -0,8%).
Considerando i raggruppamenti principali di industrie è evidente la forte ripresa delle esportazioni di prodotti intermedi (+22,5%), ad un tasso di variazione ampiamente superiore anche a quanto rilevato nel 2007 (+6,6%) e ripartono in misura abbastanza sostenuta anche le esportazioni di beni di consumo non durevoli (+8,6%) trainate dalla “ri-partenza” del sistema pelle e dalla buona tenuta del comparto alimentare. Si amplia rispetto al secondo trimestre 2009 la diminuzione delle esportazioni di beni strumentali (da -4,9% a -7,2%). Riguardo alle importazioni risultano aumentare i prodotti intermedi (+38,2%), ma al contrario dei flussi in uscita diminuiscono notevolmente i beni di consumo non durevoli (-18,2%) e quelli durevoli (-25,1%) ed aumentano i beni strumentali (+13,5%).
Se dalla modalità dati cumulati spostiamo l’attenzione al dato “singolo” rilevato in ciascun trimestre e osserviamo le variazioni congiunturali, ovvero il secondo trimestre 2010 rispetto al primo trimestre 2010 abbiamo già detto che la variazione complessiva dell’export diviene negativa (-2,5% il totale e -2,6% il totale manifatturiero), confermando i contributi negativi del comparto macchinari e apparecchi (-15,5%) insieme all’abbigliamento (-32,7%); in termini congiunturali diviene tuttavia negativa anche la dinamica del sistema pelle (-1,6%) risentendo di un andamento praticamente stagnante della pelletteria (+0,3%) e di un calo del calzaturiero (-5,1%), mentre aumentano i prodotti elettronici (+5,1%) e quelli tessili (+59,1%).
Dal punto di vista delle importazioni (+11,4% il totale) aumentano in termini congiunturali, come sul piano tendenziale, quelle della meccanica (+60,9%) e della metallurgia (+59,1%), mentre calano rispetto al precedente trimestre le importazioni del sistema pelle (-4,1%).
Le dinamiche per paese
Tengono abbastanza bene, su base tendenziale, i flussi di beni esportati verso i paesi europei con particolare riferimento all’Unione Europea a 27 paesi (+15,1%) e in misura maggiormente sostenuta nei confronti degli altri paesi non UE (+4,1%). Migliora rispetto al primo trimestre 2010 il flusso di beni verso l’Unione Monetaria a 16 paesi (da +9,8% nel primo trim a +14,8%). Tra i paesi dell’Unione Europea sono andate molto bene le esportazioni verso Francia (+7,1%), Germania (+20%), Regno Unito (+17,5%), Spagna (+23,4%) e Romania (+35,7%). Calano Grecia (-11,9%) e Austria (-19,7%). Tra i paesi europei non UE tengono molto bene i flussi verso la Svizzera (+15,7%), mentre diminuiscono quelli verso la Russia (-21,1%). Nell’ambito dei mercati extraeuropei aumentano i flussi di beni verso l’Africa (+24%), migliorano tuttavia verso gli Stati Uniti (da -16% primo trim a +3,4%) mentre crollano verso i mercati dell’America latina, con particolare riferimento al Brasile (-74,1%) e verso i mercati asiatici (Medio Oriente -9,5%; Asia Centrale -9,9%; Asia Orientale -14,4%). Con riferimento a questi ultimi calano pesantemente le esportazioni in India (-41,6%) e in Cina (-48,3%).
Per quanto riguarda il flusso di beni importati dall’estero su base tendenziale si rilevano diminuzioni degli acquisti dai mercati comunitari (-3,8%), mentre aumentano negli altri paesi non UE (+9,6%). Tra i paesi europei aumentano le importazioni dal Regno Unito (+21,3%), dalla Romania (+20,1%) e dalla Svezia (+110,7%), mentre rimangono stazionarie quelle dalla Germania (+0,1%), ma diminuiscono i flussi dalla Spagna (-24,4%). Nei mercati extraeuropei si rileva invece un andamento molto positivo dei beni provenienti dai paesi africani (+17%) ad eccezione dell’Egitto (-31,1%), dagli Stati Uniti (+7%) e dal Medio Oriente (+20,3%).
Da rilevare che se si osservano le dinamiche congiunturali riguardo ai paesi dell’Unione Europea si registra un’inversione con un incremento delle importazioni (+13,6%) e un decremento delle esportazioni (-10,2%); in Germania comunque il dato congiunturale tiene (+13,7% le esportazioni e +16,5% le importazioni). In termini di flussi in uscita su base congiunturale, riguardo ai mercati extraeuropei, aumentano il mercato cinese (+74,6%), quello indiano (+38,8%) e cala quello mediorientale (-14,7%); riguardo alle importazioni, su base congiunturale, il contributo principale risulta provenire dall’Unione Europea, dall’America Centromeridionale e dall’Asia Orientale.
Le criticità che in questo secondo trimestre hanno interessato l’export provincialesembrerebbero risentire di una debole presenza in alcuni settori caratterizzati da rilevanti opportunità tecnologiche nelle aree geografiche a più alta crescita; o perlomeno in quest’ultimo caso sembrerebbe che vi siano difficoltà nel consolidare la posizione raggiunta nei precedenti trimestri, perché tutto sommato la quota di incidenza nei paesi emergenti negli ultimi due anni è aumentata. Viene tuttavia consolidato il dato positivo derivante dal traino della domanda tedesca che tutto sommato per il nostro mercato locale si mantiene su livelli abbastanza sostenuti, sia su base congiunturale che tendenziale.






